👄Settembre si è già mangiato il tuo tempo?
Aug 18, 2026 11:35 am
Ferragosto è passato.
Le vacanze magari non sono ancora finite, ma nella tua testa settembre ha già riaperto.
Controlli una data sul calendario.
Un appuntamento rimandato.
Gli impegni del/con il partner.
Quella cosa promessa ai tuoi genitori.
Il lavoro.
Una cena da organizzare.
L'attività che "quest'anno dovresti riprendere".
L'amico a cui hai detto: "Ci vediamo con calma dopo le ferie".
Nel giro di pochi minuti settembre si riempie.
Allora pensi:
"Quest'anno devo riuscire a ritagliarmi un po' di tempo per me."
È un'espressione curiosa, ritagliarmi.
Come se il calendario appartenesse già di diritto a tutto ciò che devi essere per gli altri e tu potessi entrarci solo dopo, cercando un angolo rimasto libero tra un ruolo e l'altro.
Non hai ancora ricominciato.
Ma hai già rimesso al proprio posto il tuo ruolo: partner disponibile, figlio che si occupa delle cose, amico affidabile, persona che mantiene le promesse, quella che lavora, organizza, risponde e non lascia indietro niente.
Poi cerchi uno spazio per te.
Di solito in fondo.
Se avanza.
Il problema non è che tutte queste responsabilità siano sbagliate o imposte.
Molte le hai scelte.
Alcune ti appartengono davvero.
Altre riguardano persone che ami e cose che vuoi continuare a proteggere.
Organizzarle ha una logica.
Ti evita il caos, riduce il rischio di dimenticare qualcosa e ti restituisce la sensazione di avere la situazione sotto controllo.
Il sollievo arriva subito.
Il punto è che, se consideri già obbligatorio tutto ciò che stai rimettendo nel calendario, organizzarti meglio non cambierà la struttura della tua vita.
Ti renderà soltanto più efficiente nel mantenerla uguale.
Oliver Burkeman parla delle cosiddette attività "ateliche": cose che hanno valore senza doverci portare a un risultato successivo.
Camminare.
Ascoltare musica.
Leggere senza trasformare anche il romanzo in un corso di aggiornamento.
Passare del tempo con qualcuno senza dover risolvere niente.
Fare qualcosa perché vuoi viverla, non perché deve prepararti, migliorarti o renderti nuovamente operativo.
Durante le vacanze può succedere una cosa interessante.
Quando le richieste diminuiscono, riappare una parte di te che durante l'anno senti poco.
Magari hai voglia di camminare.
Ti fermi a parlare senza controllare l'ora.
Riprendi in mano qualcosa che ti interessava.
Non sei improvvisamente diventato un'altra persona.
È semplicemente calato il rumore prodotto da tutto ciò che richiede una risposta, una prestazione o una decisione.
Poi settembre si avvicina.
E quella parte torna a essere la prima sacrificabile.
Qui diventa utile distinguere due tipi di stanchezza, che ho approfondito in questo video.
La prima nasce dal sovraccarico: hai dormito poco, fatto troppo, sostenuto troppe cose insieme. Togli peso, riposi e recuperi.
La seconda può comparire quando continui a spendere energie dentro una configurazione che non ti corrisponde più abbastanza.
In questo caso il corpo può anche recuperare.
A pesarti è l'idea di tornare a essere esattamente la stessa persona dentro la stessa organizzazione.
Non soltanto tornare al lavoro.
Tornare a reggere tutto.
Tornare ad adattarti.
Tornare a dire sì prima di capire cosa vuoi.
Tornare a occuparti di ciò che serve e lasciare ciò che desideri nel territorio del "quando avrò più tempo".
La questione non è eliminare responsabilità, ignorare gli altri o trasformare settembre in un festival dell'egoismo.
È riconoscere che essere responsabile significa anche scegliere cosa sei disposto a sostenere.
La gabbia comincia quando non senti più di poter scegliere.
Per questo, prima di aggiungere una nuova abitudine al rientro, potresti fermarti su tre domande:
→ Che cosa non ti è mancato affatto della tua vita normale?
→ Che cosa ti pesa già adesso, soltanto all'idea di ricominciare?
→ Quale parte di te è riapparsa quando nessuno aveva bisogno di qualcosa da te?
Non servono risposte definitive.
Serve notare cosa ritorna.
Può essere un modo di stare in una relazione.
Una disponibilità diventata automatica.
Un'attività mantenuta per abitudine.
Il ruolo di quello che non crea problemi.
Un pezzo della settimana che esiste perché serve a tutti, ma non dice più niente di te.
Poi scegli una verifica piccola e reversibile.
Non riprendere automaticamente un impegno.
Prima di dire sì, chiedi tempo.
Proteggi due ore senza trasformarle in recupero degli arretrati.
Apri una conversazione che continui a rimandare.
Non per rivoluzionare la tua vita entro il primo lunedì di settembre.
Per ottenere un'informazione che un'altra lista non può darti: che cosa cambia quando, almeno in un punto, smetti di rimettere tutto esattamente com'era.
Puoi sapere perfettamente come mandare avanti la tua vita e sentirti comunque perso.
Sapere come continuare non significa aver deciso se vuoi continuare nello stesso modo.
Se riconosci che il problema non è trovare un'altra routine, ma distinguere cosa vuoi continuare a sostenere, cosa temi di cambiare e quale parte della tua vita deve tornare ad avere più peso, possiamo partire da qui nella call conoscitiva, senza impegno.
Non per dirti cosa devi eliminare, ma per capire se il percorso di coaching Direzione Distintiva può aiutarti a trasformare questa confusione in criteri e abitudini concrete.
A presto,
Giacomo Lucarini
Life Coach e Dottore in Psicologia
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