🎣Ho usato Schettini come esca (e ho scatenato l’inferno)
Mar 12, 2026 12:32 pm
Qualche giorno fa ho tradito me stesso.
Ho interrotto il mio "splendido isolamento" dall'attualità per infilarmi nel tritacarne digitale.
Un esperimento masochista, lo ammetto, ma necessario per confermare un sospetto che covavo da tempo.
Dopo più di un anno di video su coaching, psicologia e crescita personale ho pubblicato un video/riflessione sul caso del professor Schettini.
Non perché mi interessi il gossip (lasciamo certe robe ai giornali) ma per usarlo come cavallo di Troia per parlare di qualcosa di valore.
Volevo testare la reazione viscerale delle persone quando tocchi un nervo scoperto: l’illusione dell’apprendimento facile.
Siamo onesti: credere di imparare qualcosa di solido guardando mini-video "pop" (ma attenzione, anche 10-20 min su Youtube) è una balla colossale che ci raccontiamo per sentirci rassicurati e meno ignoranti.
È intrattenimento che si imbelletta da cultura.
Il lavoro vero, quello che produce risultati (anche per la tua vita), è fatto di pianificazione, concentrazione, focus, silenzio e una fatica che nessun algoritmo premierà mai.
Ecco cosa ho imparato da questo tuffo nel fango mediatico:
1. L’algoritmo cerca sempre più il sangue.
Nel 2026, ancora più di prima, la macchina non legge (solo) i tuoi titoli o la profondità dei tuoi pensieri conditi da parole chiave.
Cerca l'indignazione.
Se un contenuto polarizza, se offende o "triggera" la massa, viene sparato ovunque.
I tuoi post non vengono mostrati a amici o follower, nè su Facebook, né su Insta o Tiktok. Tantomeno agli iscritti di Youtube.
L'algoritmo valuta la "carica virale" degli argomenti che tocchi. Interpreta, legge i tuoi sottotitoli e trascrizioni, è semantico, e spara a colpo sicuro.
Ho generato 600 commenti in poche ore non perché fossi un genio, ma perché ho toccato un tema divisivo persino se non ne parlavo direttamente.
L'algoritmo è (sempre più) un parassita che si nutre di rabbia collettiva.
2. La medaglia del "Rosicone".
Appena provi a fare una critica ragionata o basata sui fatti, arriva puntuale l'accusa: "Sei solo invidioso".
È il riflesso pavloviano di chi non ha argomenti.
Ma sentimi bene: quando ti danno del rosicone mentre fai una critica sensata, hai vinto.
Significa che la tua analisi ha squarciato il velo della zona di sicurezza.
L'accusa di invidia è la medaglia al valore di chi dice qualcosa di sensato.
Guarda il video che spiega i 6 meccanismi di questo fenomeno.
La lezione pratica
Non farti fregare dal rumore di fondo.
Se vuoi crescere davvero, devi smetterla di consumare pillole zuccherate e iniziare a masticare concetti duri.
E se qualcuno prova a sminuirti chiamandoti "rosicone", sorridi: significa che sei diventato una minaccia per la loro pigrizia mentale.
Sull’invidia... come nasce, perché ci paralizza e come puoi usarla come bussola per capire cosa vuoi davvero, ho scritto un PDF tutto da leggere.
Solo psicologia applicata e osservazioni brutali fatte in 15 anni di coaching.
Vuoi approfondire i meccanismi dell'invidia e smettere di subirli?
Rispondi a questa email scrivendomi una tua riflessione... oppure "INVIDIA" (se hai fretta) e te lo invio.
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Ha richiesto 9 ore di studio, preparazione, amore e lavoro.
Se ti è stata utile, inoltra a qualcuno oppure offrimi un caffé.
A presto,
Giacomo Lucarini
Life Coach e Dottore in Psicologia
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