✅5 cose per chi a settembre cambia tutto (di nuovo)

Aug 22, 2026 8:59 am

Siamo a fine agosto...

quel periodo dell'anno in cui abbiamo un talento particolare.


Prendiamo una sensazione ancora confusa e la trasformiamo immediatamente in un progetto.


Nuova routine.

Nuove abitudini.

Nuova organizzazione.

In certi casi... "nuova vita!"


Settembre non è ancora arrivato e gli abbiamo già preparato un piano di recupero.


Il problema è la premessa:

l'idea che, organizzandoci abbastanza bene, riusciremo finalmente a fare tutto.


A me piace pensare un'altra cosa, antipatica ma difficile da contestare:

il tempo non basterà mai per ogni progetto, interesse, responsabilità e possibilità.


La libertà mentale comincia quando smettiamo di trattare questo limite come un difetto da correggere.


A quel punto settembre può diventare qualcosa di più utile di una ripartenza: un momento in cui decidere cosa merita davvero di entrare nella nostra vita e cosa, per forza di cose, deve restarne fuori.


Tra le letture degli ultimi giorni, ti passo 5 cose su cui riflettere.


1. Non sempre devi reinventarti. A volte devi riorientarti

La psicologa Denise Taylor lavora con persone che, superati i sessant'anni, hanno vite attive e apparentemente piene.


Fanno volontariato, seguono corsi, viaggiano, accettano consulenze.

Eppure sentono che qualcosa non torna.


La risposta abituale è il racconto del "secondo atto":

trova una nuova missione, reinventati, riparti.


Taylor propone una parola meno spettacolare e più interessante: riorientamento.


Ovviamente non serve aspettare i 60 anni: il meccanismo può comparire molto prima.

Arriva quando continui a fare bene cose che non senti più altrettanto tue.


In quel momento scatta spesso una dinamica nota nel problem solving strategico come tentata soluzione: una strategia ha funzionato per anni, quindi, quando smette di funzionare, ne facciamo ancora di più.


Un altro corso.

Un altro progetto.

Più impegno, più disciplina, più pianificazione.

La vecchia configurazione prova a salvarsi aumentando il volume.


Riorientarsi richiede invece quasi il contrario: osservare ciò che sta già cambiando.


Quali attività ti lasciano meno svuotato?

In quali momenti senti di dover recitare meno?

Che cosa ha ricominciato, magari timidamente, a interessarti?


Il cambiamento non parte sempre da quello che manca.

Può partire da una piccola variazione positiva che esiste già e alla quale non hai ancora dato abbastanza peso.


Quello che mi porterei via: cambiare direzione non significa rinnegare la strada percorsa. Significa capire quale parte deve prende il timone adesso.


2. La rabbia può essere usata bene... o male

Dolore, invidia e gelosia condividono una sensazione scomoda:

ci fanno sentire impotenti.


La rabbia fa l'opposto.

Mobilita, scalda, restituisce immediatamente una posizione di forza.


Per questo, per molte persone, arrabbiarsi è più tollerabile che rattristarsi o spaventarsi.


Non significa che dietro ogni rabbia ci sia sempre paura.

Sarebbe la solita psicologia con il libretto delle istruzioni universale.


Significa che, quando la reazione è sproporzionata o continua a tornare, può essere utile non fermarsi alla parte più rumorosa.


Che cosa ti ha fatto sentire escluso, trascurato, umiliato o poco importante?


Finché combatti soltanto contro ciò che ti ha fatto arrabbiare, potresti non vedere ciò che stai cercando di proteggere.


Da portarsi via: alcune emozioni non nascondono ciò che senti. Lo rendono più sopportabile.


3. Anche la procrastinazione può sembrare molto produttiva

Mark Manson racconta di aver passato serate e fine settimana a costruire agenti con l'AI per automatizzare il proprio lavoro.


Alla fine aveva creato software che richiedevano più manutenzione delle attività che avrebbero dovuto eliminare.


La questione non è se l'AI sia utile. Lo è.


Diventa interessante quando produce una grande quantità di movimento intorno a una decisione che non hai preso.


Puoi generare venti versioni di una mail perché non sai ancora cosa vuoi chiedere.

Analizzare tutte le strade possibili perché non vuoi chiuderne nessuna.

Migliorare il prompt per evitare di esporti con qualcosa di reale.


Lo strumento, a quel punto, non elimina il lavoro cognitivo.

Rende più comodo rimandarlo.


Da portarsi via: prima di chiedere come fare qualcosa, conviene decidere che cosa stai realmente cercando di fare.


4. Una relazione ha bisogno di inutilità (utile!)

Cosa intendo?

Riprendo il concetto di dépense di Georges Bataille: alcune esperienze hanno valore proprio perché consumano risorse senza produrre un risultato misurabile.


In una relazione può significare parlare per due ore sul divano, uscire senza un programma, perdere tempo insieme senza trasformare il momento in un esercizio relazionale.


Quando ogni minuto diventa strumentale (dare risultati, produrre, accompagnare, comprare, risolvere, incastrare) il tempo presente perde progressivamente significato.


La coppia funziona come unità logistica, ma il "noi" non vive di logistica.


Ha bisogno anche di coordinamento emotivo, conversazioni divaganti, piccole esperienze condivise.


Tempo che non produce qualcosa per uno dei due, ma crea valore tra i due.


Non serve organizzare per forza una "serata memorabile".


Potrebbe servire uno spazio abbastanza inutile da permettere a due persone di incontrarsi di nuovo.


Da portarsi via: una relazione si nutre anche del tempo che accetti di "sprecare" insieme.


5. Alcune cose migliorano quando le guardi più a lungo

Lo psicologo Adam Mastroianni distingue le opere d'arte "sottili" da quelle "spesse".


Le prime si esauriscono rapidamente: una bella superficie, un'idea facile da riassumere, una sensazione immediata.


Le seconde contengono dettagli, tentativi scartati, ragioni e spazi che deve riempire chi le osserva.


La distinzione si può portare (ovviamente) fuori dal mondo dell'arte.


Esistono conversazioni, relazioni appena nate e possibilità che sembrano poco promettenti finché le misuri nei primi trenta secondi.


Il problema è che annullare qualcosa ci restituisce subito certezza.

Aspettare per scoprire come evolverà ci costringe a restare nell'incertezza.


Guardare più a lungo, quindi, non è semplice pazienza.

È la scelta di non chiudere una possibilità prima di avere abbastanza esperienza per valutarla.


E significa smettere di collocare tutto il valore della vita in un futuro ipotetico: quando avrò capito, quando sarò pronto, quando questa cosa avrà dimostrato di servire a qualcosa.


L'unico tempo nel quale puoi osservare, scegliere e vivere è quello che sta succedendo adesso.


Da portarsi via: la profondità compare spesso dopo che la prima impressione ha finito di parlare.


Una frase che mi è rimasta in testa

"L'autostima è la reputazione che hai con te stesso."

- Naval Ravikant


La reputazione non cambia ripetendoti che sei capace.


Cambia quando accumuli prove:

una promessa mantenuta, un limite rispettato, una decisione che non riapri dopo due giorni soltanto perché è salita l'ansia.


Una domanda per questa settimana

Dove stai continuando a fare "più di prima"...

anche se quella strategia ha già smesso di portarti nella direzione che vuoi?


Una cosa da provare

Scegli un impegno ricorrente che fai "per inerzia" della tua settimana: un'attività, una responsabilità, un progetto o una disponibilità che concedi automaticamente.


Chiediti:


Se dovessi scegliere questa cosa oggi, sapendo quello che so adesso, la sceglierei ancora?


Poi evita di progettare subito una rivoluzione.


Cerca un successo parziale: quando quell'impegno è stato meno pesante, più sensato o più vicino a te? Che cosa avevi fatto diversamente?


Ripeti soltanto quel dettaglio nei prossimi sette giorni.

Riduci il tempo, cambia l'orario, chiedi aiuto, metti un limite o modifica il modo in cui partecipi.


I cambiamenti piccoli hanno un vantaggio poco eroico ma concreto: non spaventano la parte di te convinta di non avere abbastanza risorse.


E ti permettono di raccogliere una prova reale prima di costruire un'altra teoria.


Se ti va, rispondi a questa email e dimmi quale delle cinque cose ti è rimasta maggiormente.


Oppure facciamoci una chiacchierata in videochiamata.


A presto,


imageGiacomo Lucarini

Life Coach e Dottore in Psicologia

📱+39 3388434442

➤ Vivi La vita Secondo Te, non secondo gli altri.

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