😑La promozione arrivò. La felicità no.

Sep 04, 2026 5:56 am

Arriva.


La mail che aspettavi.

La promozione.
Il cliente che dice sì.
La risposta che speravi.


Una cosa per cui hai lavorato, aspettato, magari anche rosicato parecchio.


Per qualche minuto sei contento.


Poi succede una cosa strana.


Ti fai il caffè. Torni alla scrivania. Guardi il telefono.


E da qualche parte compare un pensiero:

«Tutto qui?»


Magari nemmeno così esplicito.


Più facilmente:

Pensavo mi avrebbe fatto un altro effetto.


Oppure:

Dovrei essere molto più felice.


Ed è una parolina curiosa, quel dovrei.


Perché fino a trenta secondi prima avevi ottenuto qualcosa che volevi davvero.


Adesso, oltre al risultato, devi anche verificare se stai reagendo nel modo corretto al risultato.

È successo anche a me.


A trent'anni avevo ricevuto una conferma professionale che aspettavo da mesi.


Ero contento, certo.

Solo che quella contentezza mi sembrava… troppo normale.


Niente colonna sonora.


Niente improvvisa sensazione di aver finalmente capito tutto della mia vita.


E allora, invece di godermi quello che era successo, iniziai a valutare me stesso mentre me lo godevo.


Una specie di recensione TripAdvisor della propria felicità.


Tre stelle.


"Esperienza positiva, ma mi aspettavo più entusiasmo."


Il problema è che questa cosa non succede soltanto nei grandi momenti.


Può capitare durante una vacanza che avevi aspettato per mesi.


Dentro una relazione che, sulla carta, ha molte delle cose che desideravi.


Nel lavoro che qualche anno fa avresti considerato un traguardo.


E quando la sensazione che provi non coincide con quella che pensavi di dover provare, parte facilmente un processo a te stesso:


Perché non riesco a godermela?

Forse non è davvero quello che voglio.

Forse c'è qualcosa che non va.


E da una giornata normale puoi ritrovarti, con una certa efficienza, a mettere sotto esame l'intera esistenza.


Ho dedicato il nuovo video proprio a questa strana pretesa che abbiamo nei confronti della felicità.


E soprattutto a quello che può succedere quando cominciamo a usarla come criterio per giudicare ciò che stiamo facendo della nostra vita.


Indecisione e infelicità


Nella newsletter precedente ti parlavo di quella nota sul telefono che continui ad allungare mentre cerchi un'informazione nuova sulla stessa decisione.


E della domanda: «Cosa so oggi che non sapevo un mese fa?»


Qui c'è un parente stretto di quel problema.


Perché anche quando cerchiamo di capire come dovremmo sentirci, possiamo finire a controllare continuamente qualcosa che vorremmo semplicemente riuscire a vivere.


Se ti sei perso quella newsletter, la puoi leggere qui.


Dopo averla inviata mi è arrivata una risposta che suonava più o meno così:


"Giacomo, ho riaperto la mia "nota" (che è un quaderno) di cui parlavi.
La cosa un po' deprimente è che le ultime tre aggiunte erano praticamente la stessa frase scritta in modi diversi. Non so ancora cosa farò, ma almeno questo l'ho notato e non lo faccio più."


Mi piacciono queste risposte proprio perché non finiscono con

"e da quel momento la mia vita cambiò per sempre".


Hai visto qualcosa che prima facevi automaticamente.

È già un buon progresso.


Puoi rispondermi anche tu direttamente a questa email.


Clicca su Rispondi e raccontami una situazione precisa che ti è venuta in mente: le mail le leggo sempre e, appena posso, rispondo personalmente.


Una frase su cui riflettere

"Non ogni momento importante della tua vita avrà l'aspetto che avevi immaginato mentre lo aspettavi."


Una domanda da farti

Quando qualcosa che desideravi arriva, quanto tempo passa prima che tu cominci a chiederti se ti sta facendo sentire abbastanza bene?


Una cosa da provare

La prossima volta che compare un pensiero tipo «dovrei essere più contento», non correggerlo e non cercare subito una spiegazione.


Annota soltanto cosa è successo nei due minuti precedenti.


La situazione.
Il pensiero.
Quello che hai iniziato a mettere in dubbio subito dopo.


Fermati lì.


Se continui a monitorare "il tuo livello di felicià" e non ti basta mai mettere tutto a fuoco da soli può diventare complicato.


Spesso perché ci hai pensato e continui a pensarci troppo.


Nella call conoscitiva online possiamo parlarne, senza menare il can per l'aia, e capire se possiamo farci qualcosa (un po' di esperienza ormai ce l'ho).


Una cosa da ricordare

A volte il momento più interessante non è quando pensi «non sono felice».


È qualche secondo dopo, quando inizi a decidere che cosa quella sensazione dovrebbe significare.


E se leggendo ti è venuta in mente una situazione precisa, puoi raccontarmela rispondendo direttamente a questa email.


Se questa newsletter ti è stata utile, inoltrala a una persona a cui potrebbe servire.


E se te l'hanno inoltrata, puoi iscriverti qui.


A presto!


imageGiacomo Lucarini

Life Coach e Dottore in Psicologia

🌐www.giacomolucarini.it

📱+39 3388434442

➤ Vivi La vita Secondo Te, non secondo gli altri.

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