🤕Non sto "abbastanza male" per cambiare

Aug 11, 2026 5:31 am

È domenica sera.


Apri il calendario della settimana.


Lunedì lavoro. Martedì quella cosa che hai promesso.
Mercoledì famiglia. Giovedì riunione.


Venerdì devi recuperare tutto ciò che non sei riuscito a fare negli altri quattro giorni.


Il fine settimana successivo è già mezzo occupato.


Non c'è niente di drammatico.


Il lavoro non è terribile.
La relazione non è necessariamente in crisi.
Le persone intorno a te stanno bene.
Le bollette, con alterne bestemmie, vengono pagate.


Eppure guardi quella settimana e pensi:


"Possibile che questa sia la mia vita?"


Subito dopo arriva il correttore automatico della coscienza:


"Non dovrei lamentarmi."

"C'è chi sta molto peggio."

"Forse sono soltanto stanco."


"Con quale faccia dico che non sto bene, se non mi manca niente?"


È un ragionamento comprensibile.
Ne ho parlato in questo video.


La gratitudine serve a riconoscere ciò che hai ricevuto, costruito e protetto.
Ti impedisce di trattare come spazzatura una vita che magari ti è costata anni di lavoro.


Il problema comincia quando la gratitudine smette di essere riconoscenza e diventa un contratto a tempo indeterminato.


Hai scelto un lavoro dieci anni fa, quindi dovresti volerlo ancora.


Hai costruito un certo ruolo in famiglia, quindi dovresti continuare a reggerlo.


Una relazione non è un disastro, quindi non hai il diritto di chiederti se qualcosa vada rinegoziato.


Alla fine utilizzi una soglia molto curiosa per decidere della tua vita:


"Non è abbastanza terribile da cambiare."


Che, detta così, non è esattamente un criterio da incidere sul marmo.


Il fatto che qualcosa non sia insopportabile non significa che debba restare identico.

Significa soltanto che, finora, sei riuscito a sopportarlo.


Questa strategia ha una logica: aspettare ti protegge dalle conseguenze del cambiamento.


Se non metti in discussione il lavoro, non rischi sicurezza o reputazione.


Se non apri quella conversazione, non crei tensione nella relazione.


Se continui a essere quello affidabile, nessuno potrà accusarti di essere egoista.


Nel breve provi sollievo.
La settimana riparte e torni a occuparti di cose concrete.


Il costo arriva dopo.


Arriva la domenica successiva, quando apri di nuovo il calendario e la domanda è ancora lì.


Arriva quando finalmente hai un'ora libera, ma la passi sul telefono perché non sai più cosa scegliere per te.


Arriva quando vedi qualcuno fare ciò a cui tu giri intorno da anni e pensi:


"Avrei potuto farlo anch'io."


Il punto non è che devi mollare il lavoro, lasciare la relazione e trasferirti a Tenerife ad aprire una scuola di surf. Tenerife non ha bisogno di tutte queste scuole di surf.


Il punto è che tra sopportare tutto e distruggere tutto esiste uno spazio enorme.


Puoi ridurre.

Rinegoziare.

Mettere un confine.

Proteggere due ore.

Aprire una conversazione.


Testare una possibilità prima di trasformarla nel progetto definitivo dei prossimi vent'anni.


La domanda utile, quindi, non è:


"La mia vita è abbastanza brutta da giustificare un cambiamento?"


È:


"Che cosa non sono più disposto a lasciare esattamente com'è?"


Prendi un'area sola: lavoro, relazione, famiglia o tempo personale.


Poi completa questa frase:


"Non voglio necessariamente eliminare __________.
Ma non sono più disposto a __________."


Non risolverà la tua vita in nove minuti.
Può però separare il bisogno reale di cambiamento dalla fantasia catastrofica secondo cui ogni modifica debba far saltare il tavolo.


Se questa domanda continua a tornare, è possibile che il problema non sia la mancanza di consapevolezza.


Magari hai già pensato moltissimo.


Il passaggio difficile è distinguere che cosa vuoi proteggere, che cosa stai mantenendo per paura o abitudine e quale cambiamento concreto puoi verificare senza decidere oggi tutto il resto della tua vita.


È il lavoro che possiamo iniziare durante una call conoscitiva.


Partiamo da una situazione precisa e proviamo a mettere a fuoco tre cose:

  • cosa non ti corrisponde più;

  • quale conseguenza ti sta facendo rimandare;

  • quale primo passo potrebbe darti informazioni reali, invece di aggiungere un'altra settimana di pensieri.


Non ti dirò di mollare tutto né deciderò al posto tuo.


Vedremo se Direzione Distintiva è il percorso di coaching adatto per aiutarti a trasformare quello che hai già capito in una direzione e in decisioni sostenibili.


Prenota la tua call con me


A presto,


imageGiacomo Lucarini

Life Coach e Dottore in Psicologia

🌐www.giacomolucarini.it

📱+39 3388434442

➤ Vivi La vita Secondo Te, non secondo gli altri.

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