1. L'ultimo suono della campanella
C'è un momento che i genitori conoscono bene anche se non ci hanno mai pensato in questi termini: il secondo esatto in cui la campanella suona per l'ultima volta e i cancelli della scuola si aprono.
Non è una corsa ordinata. È un'esplosione. Gli zaini che rimbalzano sulle spalle, le grida che si sovrappongono, qualcuno che perde una scarpa e non si volta nemmeno a raccoglierla. I bambini più grandi cercano di fare i distaccati e ci riescono per circa tre secondi. Quelli piccoli corrono verso i genitori con una faccia che non ha niente da invidiare a chi ha appena vinto qualcosa di importante — perché per loro è esattamente così.
Quel momento dura trenta secondi. Forse meno.
E quasi nessuno lo fotografa davvero — perché tutti sono troppo occupati a viverlo, ad abbracciare, a raccogliere lo zaino, a fare le domande di rito sull'ultimo giorno. La foto che si fa, di solito, è quella dopo: il bambino risistemato davanti al cancello, che sorride perché glielo si chiede. Bella, forse. Ma non vera.
La cosa più onesta che si possa fotografare in questo periodo dell'anno non è il bambino in posa con il diploma di terza media o il mazzo di fiori in mano. È quella faccia disordinata e sudata di chi ha appena capito che davanti a sé ha tre mesi senza sveglia. Quella leggerezza non si recita — esiste solo adesso, dura qualche settimana, e poi l'estate la consuma piano piano fino a quando settembre non torna a bussare.
Se hai un telefono in tasca e un bambino che sta per uscire da scuola: lascia stare la modalità ritratto, lascia stare la luce perfetta. Premi il tasto e basta.
2. Una proposta per chi vuole provare
Dietro lo studio c'è un sentiero che costeggia il torrente Crostolo. In questo periodo è al suo meglio: l'acqua scorre, la vegetazione è densa e verde scuro, e la luce che filtra tra le piante nel tardo pomeriggio fa cose difficili da descrivere a parole.
Ho aperto qualche slot per delle mini-sessioni estive in quella location — mezz'ora, un ora, ambiente naturale, risultato immediato. Pensate per chi vuole qualcosa di bello da tenere, da condividere, da mandare ai nonni — senza l'impegno di una sessione completa.
È anche il modo più semplice per capire come funziona una sessione fotografica professionale, per chi non l'ha mai fatto. Si viene, si cammina, si chiacchiera — e alla fine si hanno delle foto che non sembrano fatte col telefono.
I posti sono pochi perché l'orario buono è stretto. Se ti incuriosisce, scrivimi — anche solo per sapere com'è fatta.
Luigi Alighieri
338 8095 217
P.S. Max e Fru, nonostante tutto, non riescono a stare separati. Dormono in posti diversi — questo sì — ma il resto della giornata lo passano insieme, con quella dipendenza reciproca un po' imbarazzante di chi non ammetterebbe mai di aver bisogno dell'altro. C'è anche un terzo personaggio, però, di cui non ho ancora parlato: un gatto adulto di nove anni, maschio, che in giardino fa più o meno quello che vuole da quando esiste il giardino. Probabilmente è il padre di almeno uno dei due. Non li ha mai aggrediti, non li ha mai allontanati — li sopporta, per lo più, con una rassegnazione che ha qualcosa di dignitoso.
Se sei arrivata da poco e ti sei persa la storia di Max e Fru, puoi leggere l'archivio qui
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