Che dire?
Forse è meglio non dire nulla?
Ho dibattuto tra me e me se inviare questa newsletter o no. Ovviamente alla fine ha prevalso il sì.
Le ragioni per il no includevano quella di passare per una che in un momento come questo fosse insensibile.
Non vi fanno infatti salire il nervoso quelli che in situazione di 💩vi esortano a vedere il lato positivo, a capire le lezioni che abbiamo imparato? A me sì!
Perché l'unica cosa che mi viene da fare in quel momento è urlare, inveire contro tutto e tutti (nel mio salotto, perché ovviamente #iorestoacasa).
Però col tempo ho capito che, tutto sommato, hanno ragione loro.
Perché arrabbiarsi va (e fa bene), ma se la rabbia è fine se stessa che senso ha?
Perché essere triste è fisiologico, ne abbiamo bisogno ma non possiamo andare avanti a lungo stando così.
Ecco, per una volta voglio far parte anche io di quella schiera di persona apparentemente fastidiose.
Se siamo arrabbiati, utilizziamola bene questa rabbia.
Non dimentichiamocene alla prima occasione.
Battiamoci per i nostri diritti, facciamoci sentire.
Se siamo tristi, non adagiamoci.
Non piangiamo sul latte versato, "si stava meglio quando si stava peggio".
Ci sono cose che sono fuori dal nostro controllo. Se lasciamo che però ci controllino, non andiamo da nessuna parte.
Impariamo quello che possiamo imparare e miglioriamoci.
Non fraintendermi, non ti sto parlando da persona saggia, neanche io sono immune agli sbagli e questo che sto scrivendo lo sto scrivendo anche un po' per me.
Ci sono cose che questa emergenza mi ha insegnato e non voglio dimenticarmene.
Fare rete è importante.
È meglio evitare di lasciare sempre tutto all'ultimo.
Pianificare è giusto, ma anche saper improvvisare è utile.
Mettere tutte le uova in un paniere non è sostenibile.
Essere in competizione non vuol dire non poter collaborare.
In questa situazione in cui nulla è certo, trovo ogni giorno delle nuove certezze. Queste sono alcune di quelle.
Spero che quello che stiamo passando adesso sia catartico, che non venga spazzato via sotto il tappeto.
E tu, cosa speri? Rispondi pure all'email per dirmelo se vuoi!
Se vuoi, puoi inoltrare questa newsletter a qualcuno a cui vorresti farla leggere. A me farebbe piacere.
E se si vogliono iscrivere possono farlo qui.
Giorgia Martinucci
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